Pensavo fosse SEO invece era un calesse

Qual è l’elenco delle cose da fare per la SEO nel 2019? C’è un segreto nascosto o una tecnica particolarmente efficace per posizionare un sito web? per rispondere a queste domande prendo spunto da un post di Fabio Wild, di Final Design. Scherzando sulle giornaliere recriminazioni che ci sono nel settore della SEO generate dall’ego dei molti avvezzi al codice HTML, e facendo leva sul disorientamento continuo che ogni aggiornamento dell’algoritmo genera nei professionisti e nei consulenti SEO, Fabio ha stilato un elenco delle cose da fare e non fare per far si che un sito possa posizionarsi primo su Google o, meglio, attrarre traffico, generare utenti, trasformarli in clienti e aumentare le vendite. Questo è l’elenco sarcastico e intelligente delle cose da fare individuato da Fabio. Io cerco di spiegare le voci con le note a lato.

La Seo è Content Marketing per ottenere la Serp della prima pagina di Google. Un elenco utile.  

  • Non pensare a dove inserire la keyword: vero, l’algoritmo legge sempre il codice HTML della pagina, ma non lo legge più meccanicamente. Adesso riesce a costruire delle associazioni semantiche tra le parole e a stabilire se la parola “espresso” è associata ad un treno o al caffè. Quindi, va bene inserire la parola chiave nei Tag di pagina ma la ricetta non è completa se non tieni in considerazione anche il contesto e la semantica delle frasi, con i sinonimi e tutto quello che si lega al significato di una parola o, meglio, di una frase. Ma non dimenticare che la pagina sempre di codice è fatta.
  • La keywrod research non esiste più: quasi vero, nel senso che proprio per quanto detto sopra, più che di keyword research, un buon SEO si concentra sull’intenzione di ricerca. Cosa, effettivamente, sta cercando l’utente? Qualcosa da comprare? Un’informazione su un prodotto o un servizio? Un Brand? Questo non significa, però, che non utilizzerà parole e frasi per comporre la sua ricerca. Ma un buon SEO intuisce anche questo e lo fa abbastanza facilmente aiutato proprio da Google. Senza andare troppo lontano, è lo stesso Suggest a suggerire quali sono i termini che più si associano alla parola digitata sulla barra di ricerca. Ed è anche così che si può studiare l’intenzione di ricerca dell’utente.
  • Scrivi in maniera naturale senza pensare alla SEO: quasi vero, nel senso che un pò di storytelling non fa male alla pagina semplicemente perché dopo il motore di ricerca che l’ha trovata, il secondo a leggerla è l’utente. Ed sempre bello poter leggere una pagina scritta correttamente, con le informazioni che sta cercando, in un testo ben scritto “naturalmente” con le parole chiave individuate e da considerare come strumenti per l’elaborazione del testo.
  • Cerca di ottenere link in maniera naturale senza fissarti troppo sulle anchor text: palesemente falso. La link building ben fatta è una delle poche strategie effettivamente efficaci per il posizionamento. Ma anche la Link Bulding si è evoluta. Non si tratta semplicemente di saccheggiare link ma di acquisirli con delle buone strategie. Se questo avviene in maniera naturale o meno è un dettaglio. Quindi l’anchor ha un’importanza fondamentale e strategica oltre che tattica.
  • Gli user signals non esistono: falso, esistono eccome. Tutto quello che ruota attorno al comportamento dell’utente su una pagina è molto importante per Google. Perché il comportamento dell’utente segnala al motore di ricerca se e quanto la pagina è considerata dall’utente. Basta pensare che gli user signal più importanti sono il Click-Through Rate (CTR), cioè il rapporto tra le visualizzazioni e i clic, la frequenza di rimbalzo, cioè la percentuale di tempo che un utente resta sulla pagina e il Time on Site, cioè il tempo di permanenza sul sito.
  • Non seguire quello che dice Yoast, anzi se possibile punta al semaforo rosso: falso perché se Yoast individua una serie di parametri c’è un motivo. Solo che avere il verde o l’arancione non significa che tutto il resto è a posto. Perché la SEO non si fa solo con Yoast. Il plugin SEO più famoso del mondo è uno strumento, come il cucchiaio, con il quale puoi sorbire la minestra ma può anche essere usato come unità di misura in cucina.
  • Utilizza i vari elementi per il motivo per il quale sono stati creati: vero, è la cosa più semplice e intelligente da fare. Ma prima devi conoscere bene quali sono e come funzionano tutti gli elementi della pagina web e del sito web.
  • L’attributo ALT delle immagini non serve a niente: falso, non è più esclusivo ma per l’algoritmo è un’indicazione utilissima, come lo è il linguaggio braille per i non vedenti. Il motore di ricerca non vede, per capire deve associare e sta imparando ad individuare ed associare anche gli elementi con i quali è composta un’immagine per “vedere” cosa effettivamente rappresenta. Se io scrivo in braile un’indicazione sbagliata, il non vedente che la legge non otterrà quello che cerca e io sarò bannato. Google non può farsi ingannare e se il consulente SEO fa il furbo e manipola il tag ALT, scrivendo qualcosa che nell’immagine non c’è, lui si deve attrezzare per svelarlo. 
  • Ottimizzare le intestazioni non serve a niente: falso come sopra. I Tag di pagina esistono ancora. Se ottimizzo l’intestazione avrò fatto un buon lavoro, che non basta per il posizionamento ma è sempre utile. Il buon posizionamento della pagina non è il risultato dell’ottimizzazione di una sola variabile. 
  • L’URL non conta niente: falso. Come detto, l’URL è un Tag di pagina performante. Tra comporre un URL lunghissimo e uno con massimo 6 parole, io preferisco sempre il secondo.
  • Le performance contano, ma anche no: falso per convincersene basta rileggere bene quanto scritto a proposito degli user signal. Quanto pensi possa rimanere ad aspettare un utente per vedere caricata una pagina? Si dice massimo 3 secondi.
  • Il RankBrain… boh: Il RankBrain è l’algoritmo di Google che si occupa della “sostituzione” della query ottenuta analizzando il concetto e il contesto di una pagina, per poi associarla alle “ricerche di lunga coda”, cioè alle long tail. Se cerco “ariana grande dieta” è perché so che Ariana Grande è dimagrita e voglio sapere qual è la dieta che ha usato. Il rankbrain di Google fa un’associazione delle parole “ariana – grande – dieta”. Per le prime 2 non ci sono grandi problemi. Per la seconda associa concetto e contesto e fornisce una serp nella quale spunteranno URL di pagine che trattano di Ariana Grande e della sua dieta, ma anche quelle che parlano di “dieta vegana”. Bello vero?.
  • Non fare SEO: se non paghi, è certo, non la fai. È quasi inutile che ci provi da solo. Però ti diverti.
  • Per tutto il resto, dipende: La SEO è tecnica o funziona o non funziona. Il dipende è legato alle best practis ma è indubbio che è un termine abusato nella SEO.
  • La user experience è un fattore indiretto (falso) che tradotto in termini algoritmici vuol dire? Vuol dire che, come gli user signal, se l’esperienza dell’utente sulla pagina è buona, la pagina avrà successo. L’user experience si misura come l’user signal ma, se vuoi, si può andare ancora più a fondo con i Tool che visualizzano le “mappe di calore”. Una mappa di calore, anche heat map, è uno strumento sotto forma di rappresentazione grafica a colori che evidenzia le aree in cui i consumatori focalizzano la loro attenzione e quindi ne mostrano il comportamento. Hai detto niente. 
  • I Tag canonical, i file robots.txt e le sitemaps fanno sempre figo: Si è vero, sono sempre utili, non costano niente, rendono il sito web meglio navigabile, forniscono allo spider punti di riferimento importanti, gli rendono il lavoro più semplice e immediato e, quindi, Google apprezza.

SEO Simpatica. Ecco perché la Seo non è morta

Fabio ha fatto benissimo a fare l’elenco, perché se lo leggi bene è proprio quello che c’è da fare. È così che si fa la SEO il che si traduce in  “rispondi alle necessità dell’utente e a quelle del motore di ricerca”. Poi datti un tempo, investi risorse e otterrai i risultati che cerchi.