Olio extravergine bio tra truffe e UE e 1 una soluzione Seo

Sei davanti al banco del supermercato e stai per comprare l’olio extravergine bio ma sei indecisa tra l’acquisto della bottiglia dop con quella accanto di extravergine che costa meno. Poi, pensando alla tua insalata, ti vengono in mente le recenti polemiche sollevate dalla decisione della Commissione UE, avallata dai parlamentari del Pd in Europa, di aumentare le quote di importazione di olio senza dazi dalla Tunisia. Lo sdegno ti assale a difesa della nostra produzione e posso anche condividere, ma non senza fornirti alcuni dati che riguardano la produzione, i consumi, il mercato dell’olio.

L’UE aumenta l’importazione di olio dalla Tunisia

L’aumento dell’importazione di olio tunisino di 35.000 tonnellate in più senza dazio fino al 2017, si aggiunge alle 56.700 stabilite dagli accordi UE Tunisia. L’aumento è giustificato dal fatto che la produzione di olio in Italia è notevolmente calata negli ultimi anni e non è in grado di soddisfare la domanda. Se a questo si aggiunge che c’è un’esigenza di solidarietà geopolitica nei confronti della Tunisia, determinata dalla necessità di accompagnare il delicato processo democratico del paese minacciato dal califfato, si comprende perché la decisione é pressoché presa. Davanti al banco del supermercato, però, hai diversi prodotti con diversi prezzi che hanno un range che si sposta dai 3,50€ circa, fino ai 6,00€. Perché c’è questa differenza spesso rilevata in prodotti con lo stesso brand, anche se con etichette differenti? Per esempio, l’olio Farchioni in bottiglia da 1 litro e l’olio Auchan confezionato sempre da Farchioni Olii, presentano una differenza di prezzo significativa: 3,33 €/litro per quello con etichetta Auchan e 5,99 €/litro per quello con il marchio ufficiale. La differenza così rilevante per una stessa azienda produttrice, è data dall’origine della materia prima. Nel caso dell’olio extravergine Farchioni si tratta di una miscela di oli di oliva provenienti da Paesi UE, mentre il prodotto Auchan è ottenuto da oli di Paesi UE ed extra UE. La stessa azienda, quindi, tratta oli diversi per mercati diversi. In sostanza l’olio è diventato come il vino, che presenta differenze sostanziali di prezzo a seconda della provenienza della materia prima, della modalità di lavorazione per aumentarne la qualità, tanto che ci sono autorevoli assaggiatori di oli proprio come ci sono i sommelier per il vino e bottiglie che hanno prezzi da 2€ a 20€ e più anche al supermercato

Cosa dice l’Unione Europea

L’UE sostiene che poiché le scorte di olio d’oliva nell’intera Unione sono a un livello storicamente basso, la Commissione ha motivo di ritenere che la proposta di aumentare l’importazione dalla Tunisia, non avrà conseguenze negative per i produttori dell’Unione Europea. Inoltre, il contingente tariffario senza dazio temporaneo, riguarda gli stessi codici della nomenclatura combinata (NC) ed è soggetto alle stesse regole preferenziali in materia di origine dell’olio d’oliva, che l’UE sta attualmente importando dalla Tunisia nel quadro dell’accordo di associazione UE-Tunisia. Infine, l’olio d’oliva importato sarà soggetto alle severe regole dell’UE, in materia di norme di commercializzazione.

Che fine ha fatto l’olio extravergine bio

In sintesi, l’olio importato dalla Tunisia non è lo stesso che è prodotto in Italia. Il nostro si posiziona ad un livello qualitativo più alto e i mercati dei 2 oli sono totalmente diversi. Infatti, com’è possibile che l’Italia importa ed esporta contemporaneamente olio? Lo importa per il mercato alimentare della grande distribuzione, quello venduto a 3,33€ al litro, e lo esporta per i consumi di media e alta qualità, quelli da 6 fino a 10,00€al litro. A fine estate 2015 erano le stesse organizzazioni di categoria a tranquillizzare. Assitol e Federolio affermavano che per l’anno in corso ci sarebbe stato meno olio italiano disponibile, con un crollo della produzione di 300.000 tonnellate e già si sapeva che bisognava aumentare le importazioni dall’estero, Grecia e Tunisia in testa. Ma allora perché ha suscitato tanto allarme la notizia dell’aumento delle quote di importazione? La preoccupazione risiede nell’aumento del rischio della contraffazione dell’olio. Gli ultimi casi scoperti e denunciati dalla Guardia di Finanza a novembre 2015 e gennaio 2016, hanno visto coinvolti anche grossi brand nazionali, #, Carapelli, Bertoldi, Sasso, Coricelli, Antica Badia, Santa Sabina. La truffa è nella vendita di olio importato, spacciato per italiano oppure di olio prodotto in Italia, spacciato per italiano ma ricavato da olive importate, oppure nella vendita di olio vergine spacciato per extravergine. Sono truffe che colpiscono i produttori italiani e i consumatori non tanto per quanto riguarda la salute ma per ciò che attiene alla frode di far pagare di più un olio che vale molto meno. La preoccupazione per la contraffazione aumenta anche in relazione al trend di produzione e consumo dell’olio in Europa che è diminuito per due motivi, le bizze climatologiche e i raccolti aggrediti dalla mosca killer hanno fatto calare la produzione. Di conseguenza sono aumentati notevolmente i prezzi con il conseguente calo dei consumi. Per paradosso, al di fuori del bacino del Mediterraneo e in paesi come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti il consumo é invece aumentato con punte del 150%, grazie alla diffusione e conoscenza dell’olio d’oliva nelle diete di quei paesi.

Quanto costa 1 litro di olio extravergine bio?

La media del costo di un litro di olio extravergine bio buonissimo, con il riconoscimento D.O.P. è di circa 10€ al litro. Rispetto alla bottiglia del supermercato ci sono 4€ in più di differenza ma non deve scandalizzare, proprio come i vini. L’etichetta D.O.P. è garanzia di qualità, si tratta di produzioni di nicchia, il marketing offline di questi prodotti è molto più curato e costa di più ai piccoli produttori. Ma non sono loro l’asse portante delle esportazioni. È stato l’olio di sansa ad essere più esportato nel corso degli ultimi 10 anni, specie negli Stati Uniti. Per concludere, non è tanto l’aumento delle 35.000 tonnellate senza dazio che fanno paura, se non per il rischio truffa, ma l’assenza di politiche globali di marketing dell’olio di alta qualità, tra l’altro prodotto prevalentemente in Italia in Toscana, Umbria, Sicilia, Sardegna, che potrebbe facilmente conquistare quote di mercato che il tessuto dei piccoli produttori difficilmente riesce a raggiungere (per approfondire: http://www.ilfattoquotidiano.it/tag/olio-extravergine-doliva/
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/25/olio-extravergine-la-filiera-che-penalizza-chi-punta-sulla-qualita/2251090/

Il marketing online per l’olio extravergine bio

Adesso sei ancora davanti alle bottiglie d’olio extravergine bio, quelle con il brand conosciuto, quelle della grande distribuzione. Gli unici conti seri che puoi fare sono quelli che stanno dentro il tuo borsellino, ed è quello che decide per te. Per i piccoli produttori, invece, può essere che il marketing online sia una buona soluzione per la conquista di nuovi mercati buoni per l’olio extravergine bio. Il marketing online costa poco, è affidabile e intelligente, raggiunge facilmente paesi lontanissimi e per questo tipo di nicchie di mercato è relativamente facile da comunicare e gestire. La Seo non è però affare da neofiti e Google Adwords può riservare brutte sorprese o inutili spese se non è ben gestito