Cyberbullismo e Bullismo. Tutela della Legge o esercizio di controllo sul web?

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Non c’è dubbio che il cyberbullismo sia un fenomeno reale e una attività esecrabile  e da condannare. Tuttavia, la legge sul cyberbullismo non serve a niente come scrive il Post.itperché già adesso il nostro codice penale prevede la possibilità di potersi difendere in giudizio contro chi viola la nostra privacy o ci insulta o denigra o attenta all’inviolabilità delle persone con atti persecutori o con lo stalking

Cosa prevede la nuova legge sul bullismo e cyberbullismo in Italia

Art. 2 Le vittime potranno chiedere entro 48 ore la rimozione dei contenuti ritenuti lesivi, con istanza al responsabile informatico dei siti Internet. Il Garante della Privacy può effettuare questi interventi se entro 24 ore non vi provvede il responsabile informatico

Art. 4 Prevenzione e contrasto nella scuola con la scelta di un docente dedicato

Art. 6 Sono ammoniti i minori che compiono atti di cyberbullismo. A chi commette atti di bullismo e cyberbullismo è contestata l’aggravante al reato 612-bis che sanziona gli atti persecutori e lo stalking. Sono comminati da 1 a 6 anni di carcere a chi scambia le identità, divulga dati sensibili, esercita atti di minaccia e di violenza

Qual è la sanzione prevista dalla nuova legge che vorrebbe disciplinare il bullismo e il cyberbullismo in Italia

La legge sul bullismo e cyberbullismo, 2 termini dei quali non si conosce ancora bene il siginificatoprevede che entro 48 ore dalla pubblicazione di un contenuto ritenuto lesivo, ci si possa rivolgere al Responsabile informatico del sito per la sua rimozione. Se entro 24 ore il contenuto non è stato rimosso, ci si può rivolgere al Garante della Privacy che vi provvede egli stesso. Tuttavia, la fattispecie della sanzione prevista laddove si accerti di essere in presenza di atti di cyberbullismo, non è l’individuazione di un nuovo reato ma l’aggravante di uno già esistente, il 612 bis del codice penale, che sanziona (già) gli atti persecutori. Infine, la tutela nei confronti degli atti e degli episodi di Cyberbullismo è estesa anche agli adulti.

Con la scusa della legge sul cyberbullismo, si tenta di esercitare l’ennesima coercizione nei confronti del web?

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Dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che il web è l’ambiente più egualitario che esista. Non c’è distinzione di classe o categoria che presuppone l’accesso a Internet. L’esempio più facile da fare è quello dell’informazione. Per aprire un giornale c’è bisogno di un editore e di un Direttore Responsabile, cioè di un giornalista iscritto all’ordine. Io sono giornalista iscritto all’ordine ma non mi sfugge che questa è una pratica corporativa tipica italiana, superata dall’avvento del web. Oggi chiunque può fare informazione in rete e chiunque può aprire un sito senza essere un informatico. Se i contenuti del sito sono pertinenti e fatti bene, niente impedisce che possano raggiungere ed essere letti da centinaia di migliaia di utenti. La nuova legge sulla tutela dagli atti di cyberbullismo potrebbe, invece, essere usata per mettere sotto controllo e imporre una disciplina alla pubblicazione dei siti web. Chiunque oggi può aprire un sito web ma domani non potrebbe essere più possibile e non è detto che sia una buona cosa, perché si perde lo spirito di democraticità, di orizzontalità, di uguaglianza del web. Inoltre, non si sanno ancora quali devono essere le caratteristiche del Responsabile Informatico del sito Internet.

3 indizi che inducono a pensare alla nuova legge sul cyberbullismo, come un esercizio di controllo sul web da parte dello stato

1 Non c’è bisogno di una nuova legge per garantire ai cittadini la tutela della Privacy, dal momento che esiste gia l’Istituto del Garante nato proprio per questo.

2 Non è ben comprensibile l’estensione agli adulti della tutela dal cyberbullismo, dal momento che questa è una pratica dalla quale sono i minori che difficilmente possono difendersi. Tanto è vero che la legge in discussione, proprio per esercitare una forma di prevenzione a tutela dei minori nei confronti degli atti di bullismo, prevede anche un intervento nelle scuole con la scelta di un docente dedicato alla prevenzione del bullismo e del cyberbullism

3 Infine, quando naviga dentro un sito Internet, ognuno di noi è invitato a dare il proprio consenso al trattamento dei dati personali. Tuttavia, questo non garantisce al cittadino alcuna tutela, se non quella del divieto della divulgazione e dell’utilizzo a fini commerciali di quei dati

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