Gianni Brera. Ecco come diventare un bravo storyteller per il web

Per molti proprietari di siti web alle prese con il posizionamento SEO, ma scommetto anche per molti di coloro che scrivono per il web, Gianni Brera è uno sconosciuto. Eppure, se capisci cosa intendo con termini come storytelling, copywriting, personalizzazione del brand, ecc., dovresti correre e leggere “Il principe della zolla” ed. ll Saggiatore, 2015, il libro che ricorda il grande giornalista e nel quale sono raccolti i suoi principali articoli, e leggerlo come fosse la bibbia del perfetto copywriter e storyteller

Scrivere narrando e per posizionarsi per termini di ricerca

Gianni Brera è scomparso nel 1992, in anni in cui la SEO (specie la SEO semantica) non era nemmeno immaginata dai più arguti sceneggiatori del genere fantasy. Tuttavia, proprio come avviene per ogni genio, Gianni Brera ha il suo posto nel pantheon degli ispiratori dello storytelling. Dopo tanti anni resta memorabile la sua capacità di narrare lo sport italiano, e il calcio in particolare. Immaginate cosa succederebbe se oggi ci fosse qualcuno in grado di iniettare in rete, nuovi neologismi per indicare topic o inventare nuove parole utilizzate da tutti in sostituzione delle vecchie. Gianni Brera ha inventato termini entrati a far parte del linguaggio del calcio quali pretattica, cursore, centravanti atipico, centrocampista, un ruolo che prima era identificato con i ruoli di intermedio e mezz’ala. Restano indimenticabili i soprannomi affibbiati a Gianni Rivera “l’Abatino”, Gigi Riva “Rombo di Tuono”, Roberto Boninsegna “Bonimba”. Se qualche giovane storytelling pensa che basti, sappia che la fantasia narrativa di Gianni Brera ha anche partorito Eupalla, la divinità del pallone (dal greco Eu, bene), la dea celeste che sovrintende al bel gioco del calcio.

Lo storyteller è un innovatore della scrittura per il web

È vero che il lettore digitale del XXI secolo per eccellenza è l’algoritmo di Google per il quale sto scrivendo e cercando di posizionarmi, e per il quale mi sottometto alle regole del title, del metatag, dell’H2. Il moderno Zeus a capo dell’olimpo del web giudicherà a suo piacimento il testo che gli ho sottoposto. Ma nella straordinaria epica greca, anche l’onnipotenza delle divinità doveva far di conto con l’opinione del popolo e non potevano inimicarselo senza andare incontro a disastrose conseguenze. Uno dei fattori di posizionamento più importanti sono i segnali sociali, cioè il contemporaneo e inarrestabile passaparola digitale del commento e della condivisione dei post, dei like, dei backlink,dei collegamenti ipertestuali, delle menzioni, delle citazioni e delle co-citazioni, che non possono (più) essere prodotti artificialmente ma devono essere quanto più spontanei da parte degli utenti.

La narrazione è una potente arma di coinvolgimento del lettore, come ai tempi di Brera.

Gianni Brera era un giornalista amato e odiato nell’ambiente dello sport italiano. A volte appariva scontroso e prepotente, prevaricatore e arrogante. Il suo aspetto era arcigno e severo. Ma, al di là di ogni giudizio più o meno condiviso e di ogni sua opinione su una partita di calcio o su un calciatore, lui scriveva per i lettori.  Leggiamo costantemente che per scrivere bene per il web non bisogna trasgredire il ‘sacro graal’ delle regole di cui sopra e che per ottenere la grazia di ZeuSEO devo cercare e trovare occorrenze e co-occorrenze, sinonimi e Long Tale. Ma, sebbene la via della conquista della vetta delle serp sia tortuosa e difficile, è anche vero che io scrivo per chi legge. Proprio come Brera scriveva per chi al bar, il lunedì mattina, commentava le pagine sportive in tuta da operaio, in divisa da dipendente pubblico o in giacca e cravatta da ordinanza da libero professionista davanti una tazza di caffè con i colleghi, io scrivo per i solitari del mobile in metro o in bus, in auto (accanto al sedile di guida), in sala d’aspetto dal medico o seduti al cinema in attesa dell’inizio del film. E sulla base del tuo consenso, misurerò il successo di questo post.

“Ora mi terrorizza l’idea che qualcuno debba scorrere un giorno questo articolo senza capire né poco né punto come si sia svolta la memorabile semifinale Italia-Germania dei mondiali 1970. Retorica ne ho fatta solo a rovescio, giustificando la mia umana impotenza a poetare. Ho dato un’idea di quanto avrebbe meritato lo spettacolo dal punto di vista sentimentale? Bene, non intendo abbandonarmi a iperboli di sorta. Fuori dunque le cifre: e vediamo di interpretarle secondo onestà critica e competenza. Soffoco i miei sentimenti di tifoso con fredda determinazione. Parliamo allora di calcio, non di bubbole isteroidi”. (Gianni Brera..)

 

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